Platone e l’uomo energetico

Vorrei qui presentare una interessante prospettiva sulla interpretazione del Mito di Er così come lo ha descritto Platone nell’ultimo capitolo della sua “Repubblica”.

In questo libro il più grande filosofo dell’antichità parla di cosa sia la giustizia e come sia degno perseguire una vita equa, in accordo a tale principio. Nello spiegare perché dovremmo vivere secondo questo indirizzo, Platone racconta la storia di Er, un guerriero che muore in battaglia, ma il suo corpo non si decompone e quando ritorna cosciente descrive cosa succede nell’al di là. 

In modo molto semplice il filosofo presenta qui, per la prima volta, il pensiero che l’uomo sia costituito da una parte mortale – il corpo – ed una immortale – l’anima con il suo ciclo di reincarnazioni.  

Prima di presentarvi questo racconto desidero inquadrare storicamente l’autore e fare alcune riflessioni sul tema della reincarnazione – del libero arbitrio e della auto-responsabilità riguardo alla nostra vita.

Platone nacque intorno al 427 AC, morì avendo circa ottant’anni nel 347 AC, e visse la maggior parte della sua vita in Atene; fece diversi viaggi – si sa per certo di quelli in Sicilia – fu esposto al contatto 

di varie influenze culturali presenti nel bacino mediterraneo e dai suoi scritti si può dedurre che sicuramente fu iniziato ai Misteri Eleusini, Orfici e Pitagorici. 

La sua cultura spazia in molti campi dello scibile, dalla poesia alla filosofia alla astronomia, dalla matematica alla musica alla politica.  Dopo la morte di Socrate ( avvenuta nel 399 AC ) di cui era stato allievo, si allontana dalla vita pubblica amareggiato dagli eventi accaduti e si mette a viaggiare.

Rientrando in Atene decide di aprire una scuola che educasse i futuri politici onde evitare la tirannia e così fondò l’Accademia nel 386 a.C., la prima università del mondo occidentale, sopravvissuta sino al 529 d.C. ( durò per 900 anni e a tutt’oggi viene considerata la più vecchia università conosciuta )  dove si insegnava matematica – geometria – filosofia.

Di questo grande genio, cosa quanto mai rara, ci sono pervenuti tutti gli scritti ed i suoi insegnamenti hanno influito in modo rilevante sulla storia del pensiero occidentale: basti pensare come le sue idee siano state riprese e rielaborate dai neoplatonici e da molti filosofi nei secoli seguenti.

Non vi è stato argomento che egli non abbia trattato che non possa essere riconducibile al suo primario intento di presentare una teoria unitaria dell’arte di vivere, uno schema filosofico globale dove fosse possibile dimostrare una relazione razionale fra il cosmo, l’anima e lo stato. 

Inoltre il modo come egli presenta i suoi concetti, le sue verità, è basato sull’uso di un linguaggio chiaro, semplice – oggi diremmo… una chiacchierata fra amici! Laddove utilizza simbolismi, si può ipotizzare che presenti il mito nel senso primitivo di questa parola ( nel linguaggio greco originale mythos denota qualunque cosa venga tramandata a voce, sia una storia che un discorso ). 

Solo nei secoli postumi la parola “mito” ha acquistato il senso negativo di concetto immaginato, non reale. Seguendo questa ipotesi vi prospetto una nuova interpretazione del suo racconto.

Platone stesso afferma che occorre “intuito” per capire ed interpretare un mito. 

In questo modo egli trasmette i suoi pensieri lasciando libero l’ascoltatore di accettare o rifiutare simili considerazioni senza costrizioni ma non per questo si trattiene dal tramandare molte profonde verità. Colui che sa vedere oltre il significato apparente può ammirare la portata del messaggio platonico.

Innanzi tutto egli afferma che l’uomo dovrebbe vivere in modo giusto perché nell’al di là viene giudicato secondo le sue azioni e mandato in alto o in basso a seconda del suo operato. Ad Er infatti viene ordinato di riferire tutto ciò che vede agli uomini sulla Terra perché essi siano informati nel mentre compie questo viaggio nell’oltretomba. In questo modo Platone innanzi tutto afferma che esiste una parte spirituale dell’uomo che non muore con il corpo ma continua a vivere e dopo il suo periodo di espiazione o riposo ritorna ad incarnarsi. 

Egli presenta in tal modo la teoria della immortalità dell’uomo nella sua parte animica,  e  con molta semplicità presenta il ciclo delle reincarnazioni a cui essa sarebbe soggetta.

Il “mito” narra di un soldato che muore e si risveglia prima della sua cremazione raccontando cosa succede nell’al di là: quale modo elegante per presentare simili idee! 

Da dove Platone abbia preso queste idee rimane un mistero: esperienza personale, tradizione orale acquisita, immaginario fantastico sono tutte possibili ipotesi, ma non dimentichiamo la sua educazione esoterica. Ma e se… non fosse una favola – una invenzione, bensì una realtà che che egli abbia sperimentato e, non potendo darne delle dimostrazioni concrete, le offre come racconto.

Oggi sono molte le informazioni raccolte e pubblicate sulle esperienze di morte apparente di persone che attraversano questo tunnel di buio/luce e poi tornano coscienti e parlano… ma dopo secoli ancora la maggior parte della popolazione rimane scettica. 

Resta il fatto che non possiamo negare l’esistenza di molti fenomeni “energetici” che, qualora siamo aperti a prenderli in considerazione, ci portano ad affermare la presenza di un mondo spirituale oltre a questo terreno che conosciamo bene.

Importante soprattutto considerate il principio del libero arbitrio espresso da Platone quando afferma che l’Anima è responsabile delle scelta della sua vita… così come glielo ripete l’araldo divino.                

Dopo oltre 2500 anni dall’affermazione di questa verità essa non è ancora penetrata nella coscienza collettiva e continuiamo a vivere imprecando contro la mala-sorte mentre dovremmo sforzarci di renderci responsabili per ogni singolo pensiero/emozione che governa le nostre scelte comportamentali! 

Lascio che la lettura del testo originale vi trasmetta il suo messaggio… sia che lo crediate vero o meno. Il mio intento è di stimolare la riflessione e che ognuno trovi la risposta dentro di sé.