LA FERITA PRIMORDIALE

La ferita primordiale è costituita da quel trauma complesso che si attua nella nostra prima infanzia, includendo in questo periodo anche la durata della gestazione.

E' un trauma che subiamo tutti, che si ripete a più riprese durante i primi anni della crescita, è spaziato nel tempo, presenta diversi aspetti che si conglomerano e diventano tratti fissi della nostra personalità, rintracciabili per il resto della vita.

Il trauma si instaura per una immaturità del nostro “sistema vivente”, costituito, secondo la prospettiva esoterico-spiritualista, sia dal corpo fisico che dall'aura o campo energetico.

Mentre quasi tutte le specie animali presentano alla nascita cuccioli pronti ad affrontare il proprio sostentamento e a camminare, il mammifero “uomo” nasce immaturo, nonostante i nove mesi di gestazione e richiede un lungo periodo di accudimento.

COME SI INSTAURA LA FERITA PRIMORDIALE

Nel suo libro “Mani di Luce” la chiaroveggente Dr Barbara Brennan afferma che l'uomo nasce privo di uno schermo protettivo nei suoi chakra, in pratica esposto a tutti gli stimoli provenienti dal mondo esterno ( es: intensità di luce, di suoni ) che fanno vibrare il suo campo energetico a sollecitazioni estreme.

Nel campo energetico i chakra possono essere considerati come degli organi superiori aventi la funzione di assorbire ed emettere energia ( paragonabile al nutrimento base dell'organismo ). Tale energia viene chiamata in differenti modi: Prana – Chi – Orgone, ma è sempre la stessa cosa: forma energetica basilare che nutre il sistema stesso e che la fisica ancora non ha quantificato.

I chakra, maturandosi progressivamente, formano una rete protettiva – tipo uno schermo – e selezionano le infinite frequenze provenienti dal Campo Energetico Universale.

In questa maniera il sistema individuato può interagire con il mondo energetico circostante, senza subire delle stimolazioni eccessive ed evolvere verso equilibri sempre più complessi in modo atraumatico.

Durante l'infanzia, sino ai 7 anni, ( termine di crescita degli schermi protettivi ) il campo energetico del bambino è esposto a tutti gli stimoli vibratori provenienti dal Campo Universale, avendo come unica protezione l'aura dei genitori o quella di un adulto che lo accudisca.

In questo periodo il sistema energetico-fisico infantile può vivere momenti di intensa stimolazione, anche se lasciato solo per pochi minuti e spesso non riesce a smaltire l'eccesso di energia assorbita, per cui si formano distorsioni in determinate frequenze ed inizia un blocco in specifiche aree dell'aura.

Quando si costituisce il blocco energetico esso sarà fonte di perturbamento nel normale movimento di flusso all'interno del campo energetico e darà luogo, anche a distanza di anni, all'instaurarsi di una secondaria perturbazione nell'area corrispondente del corpo fisico sino ad originare una malattia.

Questa sequenza di eventi traumatici non impedisce in genere di mantenere per molto tempo un buon livello di salute poiché notevoli sono la capacità di auto-regolazione e di ribilanciamento presenti nel sistema omeostatico interno.

In una situazione normale-salutare, l'energia si muove all'interno del campo da un arto superiore a quello inferiore controlaterale e di seguito nell'altro lato formando una spirale come descritta da Moebius. La caratteristica di questo tipo di spirale è che essa presenta una torsione di 180° ( che nell'uomo avviene a livello del cuore ) così da avere sempre uno stesso lato, presentandosi quale manifestazione tridimensionale del conce tto unitario di energia e consapevolezza.

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Quando tuttavia si riducono le forze di auto-riparazione, sia nel campo aurico che nel corpo fisico, ecco allora presentarsi una patologia in forma di incidente o di malattia.

In conclusione, uno scenario, così ipotizzato, di estrema vulnerabilità del bambino, superiore a quanto oggi supponiamo e del quale siamo collettivamente inconsapevoli, richiederà da parte nostra un approccio educativo diverso, una maggiore sensibilità sul come ci comportiamo con i bambini nei loro primissimi stadi di crescita.

Per ora, considerando il nostro livello di consapevolezza collettiva, possiamo iniziare ad intervenire su tale disorganizzazione energetica solo quando ci rendiamo conto che qualche aspetto della nostra personalità non funziona come dovrebbe.

In questo modo lavoriamo sulla ferita primordiale anche in assenza di sintomi fisici, prevenendo l'insorgenza degli stessi: in pratica attuando la migliore Medicina Preventiva possibile; allo stesso tempo, ci prendiamo la responsabilità di recuperare tutte le nostre potenzialità creatrici per vivere al meglio la nostra vita.

Cosa sappiamo più specificatamente dei blocchi energetici che costituiscono la ferita antica?

Durante la maturazione del sistema energetico, che raggiunge la sua completezza intorno ai sette anni, abbiamo detto che si verifica, a più riprese, un qualche danno: come si manifesta?

In genere si presenta o come uno spazio più denso o come uno spazio più vuoto rispetto al circostante campo energetico. Da quel momento in poi si crea una riduzione del normale flusso sino ad un blocco completo in quel particolare spazio.

Con l'andar degli anni, il sistema non riesce più a mantenere uno stato di equilibrio fra ordine e caos che generi salute.

Possiamo ipotizzare che alcuni sottosistemi non funzionanti ad un certo momento degenerino al punto tale da dar luogo ad una disgregazione cellulare, da cui l'inizio della malattia nel corpo fisico.

Solo da pochi anni abbiamo cominciato a correlare l'esistenza del “blocco energetico” nell'aura che incontriamo in età adulta con il trauma svoltosi in età infantile. Normalmente siamo abituati a mettere insieme causa ed effetto solo se questi due fenomeni avvengono l'uno di seguito all'altro.

In pratica di tutto questo processo traumatico instauratosi nell'infanzia, ciò che noi riusciamo a percepire in età adulta è che in alcuni giorni ci svegliamo molto “carichi”, pieni di voglia di vivere, mentre in altri ci sentiamo “scarichi” e non sappiamo che stiamo perdendo energia dalla ferita.

Infatti il sistema, non potendo mantenere superiori le energie coerenti rispetto a quelle caotiche, si impoverisce progressivamente nonostante cerchi di evolvere verso ordini sempre più complessi.

Il dramma sta nel fatto che Noi non ci prendiamo cura di questa parte di noi stessi solo perché non la vediamo: la materia “aurica” è molto più rarefatta, meno densa, visibile però ad occhi allenati = chiaroveggenti. Risvegliarsi a questa consapevolezza vuol dire prendersi la responsabilità di guarire questo aspetto di noi stessi così come ci prendiamo cura di una prevenzione dentale o oculare.

Nel frattempo la ferita energetica manda dei segnali per avvertirci della sua presenza.

Come abbiamo detto prima, l'energia della ferita non è costituita solo di materia-energia, bensì porta insita in se stessa delle informazioni di cui in genere non vogliamo prendere coscienza. ( abbiamo visto tale concetto unitario espresso nella spirale di Moebius )

In relazione a questo aspetto della ferita, l'uomo nel suo vivere quotidiano può essere paragonato ad un “iceberg” di cui la parte emersa costituisce la mente conscia mentre il sommerso rappresenta il mondo inconscio. Generalmente egli vive mettendosi in relazione con gli altri dando validità solo alla sua parte conscia e non si accorge di essere condizionato dal suo inconscio ( ha in pratica delle reazioni automatiche in certi eventi quotidiani ) .

La ferita primordiale, alla luce di quanto sinora detto, consiste in energia consapevole di tipo infantile, bloccata in un pensiero ristretto nei confronti della vita, ed associata ad una intensa emozione altrettanto limitante. E' il pensiero di un bambino che deduce da quella intensa stimolazione che sta vivendo un quadro generale della vita “negativo”.

Tale energia ha poca coerenza, la consapevolezza riduce la capacità di risposta agli eventi della vita, e da questo conglomerato si crea un blocco energetico che in qualche parte dell'aura interferirà con il flusso “normale-salutare”.

La presenza del blocco energetico attirerà negli anni il ripetersi di esperienze negative aventi la stessa emozione bloccata; episodi che servirebbero a riportare la nostra “attenzione” sulla ferita ( è insito infatti un meccanismo di auto-guarigione ).

E qual è in genere la nostra risposta a questi stimoli? Noi attuiamo diverse strategie di comportamento:

•  ignoriamo di guardare “riflessivamente” agli eventi che ci capitano; subiamo la vita passivamente e viviamo nell'incoscienza.

•  riflettiamo sugli eventi che ci capitano ed addebitiamo … alla sorte, agli altri l'origine degli stessi; viviamo parzialmente consapevoli, vittime del destino.

•  riflettiamo sugli eventi, ci risvegliamo alla consapevolezza della presenza della ferita e dei suoi condizionamenti, iniziamo il percorso di auto-guarigione interiore, e viviamo liberamente consapevoli della realtà che creiamo.

Solo allora la ferita perderà la capacità di attrarre eventi negativi e progressivamente guarita, sarà fonte di serenità interiore e benessere fisico.

NEL FRATTEMPO COSA SUCCEDE SUL PIANO FISICO?

Continuando in questo parallelismo fra trauma energetico-psicologico e fisico, dobbiamo introdurre alcune scoperte della Neuroscienza:

1°- il concetto di plasticità neuronale

2°- il concetto di sviluppo cellulare.

In Medicina si sono fatti notevoli progressi nella comprensione di ciò che accade all'interno del nostro corpo e queste nozioni debbono essere acquisite per poter correlare la ferita energetica con quella fisica.

Parliamo di PLASTICITA' NEURONALE cioè della capacità delle cellule nervose di passare da una condizione di normale funzionalità ad una di non funzionalità, senza per questo perdere la loro intrinseca forza vitale; nel frattempo esse si mantengono vive e possono ritornare ad essere attive in un momento futuro.

Sino a qualche decennio fa, si considerava che la cellula o fosse viva, quindi avesse uno stato di attività funzionale, o fosse morta, quindi avesse uno stato di inattività; oggi stiamo evolvendo intorno a questa idea ipotizzando un ulteriore stato o modo di esistere in cui la cellula si può presentare.

Ampliando la nostra visione, ammettiamo che una cellula vivente possa esistere oltre che in uno stato di funzionalità, anche in uno stato di quiete:

1° - stato positivo quando essa viva al minimo delle sue potenzialità ma possa esprimerle al massimo quando sia necessario.

2° - stato negativo quando viva in una situazione contratta, incapace ad espandersi, bloccata nella sua capacità funzionale, ma non per questo morta.

Questo stato di quiete patologica potrebbe essere paragonato ad un motore che gira al minimo, bloccato nella sua piena espressione, ma non per questo completamente “grippato” ( cioè fuso e quindi funzionalmente inattivo )

La condizione di quiete positiva è oggi confermata dalla scoperta nel nostro sangue di cellule staminali; esse sono capaci di svilupparsi svolgendo una qualunque funzione necessaria al corpo. Infatti la ricerca medica sta cercando attivamente metodiche atte a stimolare queste cellule per ricostruire ciò che è andato perduto nel corpo con l'usura degli anni: un campo di enormi potenzialità future.

Quindi quando parliamo di plasticità neuronale parliamo di cellule nervose che possono presentarsi o in uno stato di quiete – positivo o negativo – o in uno stato funzionale – positivo o negativo. Questo possibile scenario a livello cellulare offre maggiori possibilità di recupero rispetto al concetto o solo vivo o solo morto; qualche parte di noi potrebbe essere “parzialmente addormentata” e quindi passibile di recupero anche a distanza di anni dal trauma iniziale.

Ed ora vediamo alcune considerazioni intorno al concetto di SVILUPPO CELLULARE.

Alla nascita le cellule sono pronte a svolgere la loro funzione, ma non tutte sono al massimo del loro sviluppo. Oggi è possibile ipotizzare che alcune siano più avanzate nella crescita rispetto ad altre ( come normalmente constatiamo nel corpo adulto ) per cui uno stesso stimolo sarà vissuto normale da una cellula, mentre dall'altra ( essendo essa in uno stato di funzionalità minima ) sarà vissuto come troppo intenso e quindi traumatico.

La crescita cellulare avviene attraverso degli stimoli ben precisi. E' differente però la modalità con la quale uno stesso stimolo – es. l'ossigeno – viene recepito all'interno di uno stesso tessuto, cioè da un insieme di cellule tutte uguali.

Una cellula più vicina ad un vaso arterioso che porta ossigeno diverrà più voluminosa rispetto ad una cellula che è più lontana dallo stesso vaso in quanto assorbirà più nutrimento; però si presenterà più sensibile ad una carenza improvvisa, mentre la periferica, essendo abituata a meno ossigeno, sarà più resistente alla stessa variazione.

Un pianto disperato di un lattante che raggiunge momenti di apnea anche prolungata, determinerà tale fluttuazione dell'ossigeno e potrebbe essere l'evento primario di un arresto dello sviluppo di qualche cellula o a livello polmonare o a livello cerebrale.

Secondo questa prospettiva quindi non sarebbe tanto il tipo di stimolo ( sonoro, luminoso, chimico ) in sé a determinare il danno, quanto l'intensità con cui viene percepito dalle singole cellule ed il tipo di risposta attuata dalle stesse.

Il problema fondamentale sarebbe quindi nel sistema percettivo cellulare: nella loro capacità di risposta ad un determinato stimolo in rapporto al loro stadio di crescita cellulare. Per cui a livello fisico possiamo ipotizzare l'esistenza sia di un blocco nello stato di quiete che nello stato funzionale.

Questa prospettiva apre al terapeuta psico-energetico la possibilità di recuperare a livello cellulare ciò che è funzionalmente patologico o di stimolare cellule che sono in uno stato di quiete patologica ( non pronte a rispondere agli stimoli, esterni od interni).

Lavorando il terapeuta psico-energetico sia a livello energetico che a livello di consapevolezza, permetterà un rapido ripristino 1°- di un livello energetico ordinato, coerente, più alto nel sistema della persona e 2°- di una funzionalità cellulare più aperta a rispondere ai vari stimoli. Il tutto si traduce in senso lato in un recupero del senso di benessere psico-fisico.

MESSAGGIO DI SPERANZA DELLA FERITA PRIMORDIALE

Abbiamo visto come la ferita sia presente nelle diverse dimensioni del nostro essere: fisico – energetico, ma dobbiamo dire subito che essa non è presente nella dimensione della Stella Nucleo o Scintilla Divina.

Secondo la teoria prospettata dalla B. Brennan, l'uomo è un essere multi-dimensionale e vive contemporaneamente in quattro dimensioni: 1° in quella fisica – 2° in quella aurica - 3° in quella harica - 4° in quella della Stella Nucleo ( queste ultime 3 dimensioni si manifestano in forme energetiche diverse ).

La ferita si presenta come trauma o malattia nel corpo fisico e come blocco nel campo energetico ma non è presente nella nostra Essenza o Scintilla Divina.

Questa dimensione è diretta Emanazione Divina, quindi perfetta nella sua sostanza.

E' contro la logica pensare che il Creatore dell'Universo, perfetto in tutti i suoi vari aspetti, che ci ha dato il libero arbitrio quale espressione somma del suo amore, ci abbia creati “imperfetti”. Il centro del nostro essere è quindi il luogo naturalmente perfetto da cui scaturisce la Forza di guarigione nei confronti della ferita.

Il terapeuta psico-energetico fa riferimento a questa dimensione oltre a lavorare direttamente sulle altre. Ponendosi empaticamente in contatto con l'Essenza Divina dell'altro, egli stimola le forze innate presenti e guida l'altro a diventare consapevole sia della ferita sia della forza che da essa scaturisce.

Infatti la ferita ci fa sperimentare paradossalmente sia la nostra fragilità che la nostra forza da cui deriva l'esperienza unitaria della nostra umanità.

Ogni volta che smettiamo di sentirci tutta bontà ed accettiamo le emozioni negative collegate con il dolore della ferita, impariamo: 1° a convivere con entrambi i lati – positivo e negativo – della nostra personalità e 2° a trasformare i condizionamenti limitanti della ferita primordiale che non ci permettono di raggiungere benessere e felicità.

CONCLUSIONE

Questo in conclusione il messaggio di speranza che è insito nella ferita primordiale.

All'inizio del percorso si risperimentano le emozioni bloccate; sembra di non andar da nessuna parte mentre il sistema sta riorganizzando le energie ad un livello di ordine più alto.

A poco a poco però si riconoscono i tratti ripetitivi dei nostri comportamenti che creano disagi e conseguenze negative per noi. E' allora che bisogna collegarsi con la propria Essenza ed attivare le forze interiori così da uscire dall'impasse di vecchi schemi dannosi.

Se riusciremo ad avere fede nelle nostre potenzialità latenti, avremo trovato la strada per liberarci dai condizionamenti del passato. Una vera guarigione infatti conferisce autonomia e dai vincoli del passato e dalle relative dipendenze instauratesi; non ultimo conferisce indipendenza anche dalla stessa tecnica di guarigione adottata.

Il lavoro di auto-guarigione con il terapeuta psico-energetico risulta quindi essere il più specifico rispetto ad altre tecniche di approccio alle nostre problematiche interiori.

La sincronizzazione del mondo energetico con quello psicologico accelera i tempi di presa di coscienza dei problemi e stimola quanto c'è di meglio in noi per il recupero delle capacità relazionali. Infine questo percorso include anche l'aspetto “spirituale” del nostro Essere e così completa l'integrazione di tutte le varie dimensioni della nostra vita.

ELISABETTA CICCONI 08/2004